La parola del giorno è Caparbio: c’è chi continua a provare anche dopo tre tentativi andati male. Ma insistere è sempre una buona idea? Questa parola ci aiuta a distinguere i toni.
Definizione
Una persona caparbia segue con ostinazione le proprie idee e può essere poco disposta a sentire ragioni. La parola può quindi avere un tono critico, vicino a “testardo”.
Il Nuovo De Mauro mette in evidenza anche il non lasciarsi fermare dalle difficoltà. In una frase di incoraggiamento, essere caparbio può suonare come un riconoscimento della tenacia.
Da dove viene
L’etimologia non è del tutto sicura. Treccani propone un probabile legame con capo, mentre De Mauro segnala esplicitamente l’incertezza dell’origine.
È facile pensare all’immagine di una “testa dura”, ma questa immagine serve a ricordare il significato: non basta per trasformare un’ipotesi etimologica in una certezza.
Esempio
Sara è stata caparbia: ha riprovato l’esercizio finché ha capito dove sbagliava.
Come si usa
È un aggettivo: caparbio, caparbia, caparbi, caparbie. Si può parlare di un ragazzo caparbio o di un carattere caparbio.
Per capire il tono, guarda il resto della frase. La capacità di insistere può aiutare a superare un ostacolo; rifiutare ogni spiegazione, invece, fa pensare all’ostinazione. Cambiare idea dopo aver capito un errore non cancella la tenacia.
Sinonimi e contrari
Ostinato, testardo e cocciuto sono vicini nel tono critico. Tenace e determinato funzionano meglio quando si vuole valorizzare l’impegno. Arrendevole può essere un contrario, mentre ragionevole indica un aspetto diverso: saper ascoltare.
Fonti
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